Estasi di un delitto
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
![]() |
|
Titolo originale: | Ensayo de un crimen |
Paese: | Messico |
Anno: | 1955 |
Durata: | 89' |
Colore: | B/N |
Audio: | sonoro |
Genere: | thriller |
Regia: | Luis Buñuel |
Soggetto: | Rodolfo Usigli |
Sceneggiatura: | Luis Buñuel, Eduardo Ugarte |
|
|
Fotografia: | Agustín Jiménez |
Montaggio: | Jorge Bustos, Pablo Gómez |
Musiche: | Jorge Pérez |
Scenografia: | Jesús Bracho |
Si invita a seguire lo schema del Progetto Film |
Estasi di un delitto (Ensayo de un crimen) è un film messicano del 1955 diretto dal regista spagnolo Luis Buñuel, tratto dal romanzo di Rodolfo Usigli.
Indice |
[modifica] Trama
Arcibaldo De la Cruz è il piccolo figlio di una facoltosa famiglia messicana mentre nel Paese è in corso la rivoluzione. La sua giovane istitutrice inventa una storia con la quale attribuisce poteri malefici ad un carillon che la mamma ha appena regalato al suo bambino. Arcibaldo si convince delle capacità del carillon dal momento in cui, invocandone l’intervento, la sua istitutrice è colpita da un proiettile vagante proveniente dalla rivolta scoppiata per strada, e cade morta di fronte a lui.
Ritroviamo Arcibaldo adulto convalescente in una clinica. Un banale rifiuto durante una conversazione con la suora infermiera innesca in lui un istinto omicida. La minaccia con un rasoio ma prima che possa raggiungerla, la suora in preda al terrore fa un salto nel vuoto schiantandosi al suolo senza vita.
Le indagini portano rapidamente a concludere che si sia trattato di una disgrazia ma, a sorpresa, Arcibaldo de la Cruz si presenta per confessare questo delitto e, insieme, altri delitti, dei quali è pronto a raccontare tutto in una lunga deposizione/flashback che costituisce il corpo del film.
Arcibaldo racconta di un'esistenza sempre in bilico tra una condotta retta e rispettabile e una potenziale vocazione criminale che in qualche maniera è innescata dal famoso carillon, depredato con il resto della casa dai rivoltosi, proprio poco dopo aver causato la morte dell’istitutrice, e ritrovato intatto da un antiquario poche settimane prima.
Cosciente di poter tenere a freno gli istinti insani se affiancato da una donna pura e virtuosa, Arcibaldo fa la corte alla giovane Carlota alla quale si dichiara denunciando tutte le sue debolezze, ma la ragazza pur non rifiutando prende del tempo. Nel frattempo conosce la provocante Patricia che stimola di nuovo i suoi istinti e che si salva giusto in tempo riconciliandosi improvvisamente col suo compagno col quale poi torna ad avere un litigio furibondo che stavolta la spinge a suicidarsi. Un altro incontro, con la bella Lavinia risveglia insieme sentimenti teneri e omicidi. Anche lei scampa per un soffio al peggio e ad Arcibaldo non resta che sfogarsi con il manichino/sosia della giovane modella che viene cremato nel forno del suo laboratorio di ceramista.
Carlota nel frattempo scioglie i suoi dubbi e pianta l'architetto, sposato con figli, col quale ha una relazione segretissima e scabrosa. Arcibaldo ne è informato alla vigilia delle nozze e pianifica freddamente l'omicidio della sua futura moglie ma viene preceduto dall'architetto che non ha accettato il distacco della sua amante.
La deposizione è terminata e il commissario si limita a congedare il signor De la Cruz che non è incriminabile per il solo motivo di veder realizzati i propri desideri omicidi.
Arcibaldo ha in qualche modo espiato le sue colpe confessandosi ma non si sente ancora libero dall’invisibile giogo che lo costringe a pensieri malsani. Così, tornato a casa, prende il carillon malefico e lo getta in un lago. Si sente già rinascere ma il compimento della sua definitiva liberazione si ha dopo aver visto Lavinia, con la quale c’è subito grande intesa e complicità. Getta il bastone, il passato e si incammina con lei verso un futuro senza più ombre.
[modifica] Commento
Capolavoro dello humour nero, sull’impulso omicida e sulle frustrazioni derivanti dall’educazione cattolica, presa letteralmente in giro dal grande maestro del surrealismo.
Alberto Moravia lo definì una "allegoria trasparente dell'impotenza sessuale".
[modifica] Curiosità
- L'attrice che impersona Lavinia, Miroslava Stern, di origini cecoslovacche, ebbe per la prima volta dopo dieci anni di carriera cinematografica un ruolo di rilievo. Ma fu anche l'ultimo. Pochi giorni dopo la fine delle riprese si suicidò, pare per motivi sentimentali.
[modifica] Bibliografia
- Paolo Mereghetti. Il Mereghetti, Dizionario dei Film 2000, Baldini & Castoldi. Milano. 1999. ISBN 88-8089-718-7
- Laura, Luisa e Morando Morandini. il Morandini 2006, Zanichelli. Bologna. 2005. ISBN 88-08-32708-6