Discussione:Fight Club (film)
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Doamnda stupida e da un'utente torda (un'utorda): ma secondo voi ha senso la critica del film? soprattutto la parte "Per risolvere il problema posto dalla critica, consideriamo che gli Shaolin non si ponevano questo tipo di problemi. Non a caso se il film va confrontato con Giù la testa di Sergio Leone, il romanzo va letto tenendo a mente Il tenente di Ron Hubbard."
io non ho capito di cosa parla, ma amagri sono io... eh... --Auro (parole e bacibici) 15:40, Ago 2, 2005 (CEST)
Indice |
[modifica] Sono concorde
Anche per me il pezzo riguardante la critica potrebbe essere omesso.
[modifica] Articolo da rifare
Secondo me tutto l'articolo sarebbe da rifare. Per esempio parla del fatto che viene distrutta una parte di città...e dice che il finale é molto diverso dal libro. Il messaggio è diverso ma non troppo: nel libro viene distrutta la biblioteca, che rappresenta la storia dell'umanità. Tyler in sostanza auspica un nuovo inizio per il genere umano, con l'abolizione della storia. Nel film invece vengono distrutte alcuni centri bancari, per cui, come dice Tyler stesso, se si annullano tutti i crediti e i debiti si ricomincia da capo. In sostanza il fine ultimo (sia nel libro che nel film) secondo me é raggiungere uno stato di anarchia. Voi che ne pensate?
[modifica] Metanalisi del testo
Ho trovato questa analisi molto interessante. Considerandolo uno dei capolavori della nostra epoca sarebbe bello integrare questa riflessione. Per quanto riguarda i due finali sono molto diversi. Nel libro l'individuo viene escluso dalla società, come pazzo...in vista di una futura rivoluzione. Nel film c'è una liberazione, come dice nell'articolo, da una nevrosi, che aggiungerei, gli ha permesso di trovare l'amore e di scoprire chi è integrando le due parti di se stesso, quello che non riusciva ad essere e quello che era. E' morto per risorgere, ha avuto più coraggio di tayler, che aveva invece paura, nello spararsi... ha fatto realmente quell'esperienza "di vita" che viene anticipata sia con lo studente di veterinaria e sia con l'incidente in macchina. In un certo senso avendo fatto l'esperienza della morte, può amare realmente. 19 dicembre 2006
[modifica] Antropologia nera
Il film l'ho visto tre volte, il romanzo l'ho letto una sola, ma mi è sembrato molto più significativo perché svela il lato interno, motivazionale e fondativo dell'opera di Palaniuk. Parlo da teologo: quello che mi affascina della sua opera è che i suoi personaggi sono un valido esempio di come sarebbe l'uomo se il Verbo di Dio non si fosse fatto uomo. Mi spiego: quando mi si chiede cosa avrebbe portato di nuovo l'incarnazione, prendo sempre come esempio le opere di Palaniuk e di Stephen King, come esempi di cosa sarebbe l'uomo (e di DOVE sarebbe, e verso COSA) altrimenti. Un mondo chiuso, opaco e senza senso; gli uomini come rimasugli marcescenti e immotivati su una crosta terrestre alla deriva, ecc... Insomma, un uomo non-umano, lacerato in se stesso e verso gli altri, ridotto ai suoi fluidi corporei e ai suoi più immediati impulsi. Credo che Palaniuk offra un'ottima descrizione di tutto questo - descrizione che forse ci affascina perché, in fondo in fondo, la sappiamo fittizia.