Storia di Bobbio
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[modifica] Preistoria e Storia antica
[modifica] Civiltà Neolitica (5000-2800 a.C.)
I reperti archeologici ci consentono di stabilire una presenza dell'uomo neolitico in questa zona (5000-2800 a.C.). Al museo archeologico di Genova a Pegli si conserva un buon numero di accette ed asce, ritrovate nel secolo scorso nella zona di Bobbio, riferibili alla civiltà neolitica. Questi utensili sono stati fatti con serpentino verde scuro e verde grigio. Nello stesso museo si trovano anche due lame in selce biancastra, una delle quali in forma di foglia d'alloro. L'insediamento neolitico principale era il villaggio del Groppo sotto il monte omonimo, e gli scavi hanno anche rivelato manufatti litici e numerosi frammenti di ceramica impressa.
[modifica] Età del bronzo (2300-1100 a.C.)
Nel 1928 a Pian dei Castelli si trovarono reperti risalenti all'età del Bronzo (2300-1100 a.C.), un'ascia ad alette di circa 20 cm. e una punta di lancia in bronzo a forma di foglia. Anche nel villaggio del Groppo si sono rinvenuti oggetti in bronzo, come braccialetti, anelli ed asce. Anche questo materiale si trova oggi al museo di Genova Pegli.
[modifica] Civiltà dei Liguri (1100 a.C.)
L'arrivo della popolazione dei Liguri nella zona di Bobbio si può collocare verso l'inizio dell'Età del Ferro (1100 a.C.). Si presume che i liguri si insediassero nei villaggi preistorici preesistenti, in quanto essi rispondevano alla loro strategia di difesa. Piccoli di statura ma robustissimi, i Liguri preferivano abitare in villaggi aperti, in semplici capanne di legno. Le loro risorse venivano principalmente dall'agricoltura e dalla pastorizia e solo occasionalmente praticavano lo scambio dei prodotti.
Testimonianze dei Liguri, consistenti in fibule e aghi crinali, sono state rinvenute in molte zone ed anche nel villaggio del Groppo; il materiale si trova presso l'Università di Genova. Anche la tomba rupestre della Spanna è un segno della loro presenza nella valle e del loro particolare culto dei morti. Il toponimo, nella forma di "Spennella", era già presente nella Tavola alimentaria di Velleia.
Il dominio dei Liguri restò incontrastato per più di cinque secoli. Questo popolo si suddivideva in vari gruppi: quello che si stabilì nella valle di Bobbio fu il Bagienno.
[modifica] L'arrivo dei Celti
Nel corso del V secolo a.C., giunsero nella pianura Padana i Celti. I nuovi venuti costrinsero i Liguri a riparare nelle zone interne dell'Appennino. La pressione romana si fece sentire ben presto anche sui celti. Nel 222 a.C. i romani riuscirono a conquistare gran parte della Pianura Padana e nel 218 a.C. vennero fondate le colonie di Piacenza e Cremona come avamposti militari per contrastare l'avanzata di suddetta popolazione. Di conseguenza, le popolazioni di origine celtica, soprattutto i Boi, si stabilirono sempre più all'interno dell'Appennino. Nel 218 a.C., le popolazioni celtiche e liguri della zona, alleate di Annibale parteciparono alla Battaglia della Trebbia presso Rivalta (frazione del comune di Gazzola), sconfiggendo il console T. Sempronio Longo. Pare che lo stesso Annibale scese con i suoi dal Monte Penice per poter da lassù vedere tutto il circondario e stabilire la sua tattica di guerra, inoltre incima al monte vi era un luogo sacro dedito al culto pagano-celtico che poi diventò cristiano successivamente, lì fecero offerte per ingraziarsi la futura vittoria, poi scesero su tre direzioni (una nella valle del torrente Bobbio, una nella valle del Carlone e una passando dal Brallo fino a Confiente e poi convergendo a Bobbio e risalendo fino a Rivalta).
La toponomastica locale è stata influenzata dalla presenza dei Celti. Il "Saltus Boielis", citato dalla Tavola di Velleia, ossia il primitivo nome del Monte Penice deriva dalla radice "Boi". Il toponimo in seguito passa al vicino torrente e nell'epoca romana all'insediamento umano (Boi, Boielis, Bouium, Bovium, Bobium) oggi Bobbio. Anche il nome "Penice" viene dal celtico penn, ossia colle. Dal celtico dubro (acqua) derivano i nomi di due torrenti, il Dorbida vicino a Bobbio e il Dorba nella zona di Mezzano Scotti.
[modifica] La romanizzazione della valle e l'insediamento di Bobium
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I Romani conoscono le diverse sorgenti di acque salse, molto utili per uso terapeutico e termale e per la produzione del sale. I molti laterizi, riferibili al periodo romano, che la fornace medioevale del rio Gambado era già operante nell'epoca della romanizzazione. Nel 14 a.C. i romani riuscirono a sottomettere definitivamente le popolazioni liguri e la zona di Bobbio entrò a far parte del Municipio di Velleia, la fonte principale storica è data dalla Tavola alimentaria di Velleia, che risale al periodo dell'imperatore Traiano (99-117 a.C.). Dipendono dal municipio 16 pagi (villaggi) che sono vere unità amministrative con molti insediamenti (vicus), con la presenza di persone del patriziato romano in veste i grandi proprietari terrieri, come la famiglia romana dei Nevij e Caio Vibio. Il pagus che che interessa la zona bobbiese si chiama Bagienno dal nome del gruppo dei liguri presenti; confinava con il pago Domizio nella zona di Barberino. La sua estensione è la seguente: Barberino-valle del Perino-monte Osero-spartiacque della Val Nure-Rufinati(rivus finalis)-torrente Aveto,Confiente(ad confluentiam)-fiume Trebbia fino a Ponteorganasco-monte Lesima(saltus Lesis)-monte Penice(saltus Boielis)-monte Pradegna(saltus Dinium)-Barberino; ora il territorio è compreso dai comuni di Bobbio, Coli e Corte Brugnatella.
Fu proprio nel corso dei primi secoli dell'era cristiana che si formò l'insediamento di Bobium intorno al IV secolo. La famiglia patrizia romana che fondò l'insediamento e vi abitava era quella dei Cocceio, tra i quali il console C.Cocceio Alessandro ed il figlio Terenziano, parenti dell'imperatore Marco Cocceio Nerva. Esso si trovava in posizione sopraelevata rispetto al centro storico della Bobbio odierna, nella zona attorno al castello medioevale che venne urbanizzata solo nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale.
I Romani sfruttarono le sorgenti salmastre della zona non solo per uso terapeutico e termale, ma anche per produrre sale.
A Bobium, proprio sull'area ora occupata dal castello, il vescovo di Piacenza, San Savino, eresse una chiesa dedicata a San Pietro (fine IV secolo), con l'intento di combattere il paganesimo, ancora diffuso nelle campagne.
[modifica] Il Medioevo
[modifica] L'arrivo dei Longobardi
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L'insediamento di Bobium visse fino alla discesa dei Longobardi, esso era già in epoca romana cristianizzato del opera di uno sconosciuto missionario che costruisce l'antica Basilica S. Pietro (S.Petri) poi ricostruita successivamente da S. Colombano. Pochi anni dopo la conquista di Pavia (avvenuta nel 572) il duca Sundrarit ottenne la signoria della zona, nonché la concessione di estrarre il sale dalle sorgenti di acqua salmastra sulla riva destra del Trebbia. D'altronde, l'assegnazione di gran parte delle terre al demanio regio costrinse i proprietari ed i coltivatori romani ad emigrare, lasciando la zona spopolata per una quarantina d'anni.
[modifica] San Colombano
Nel 612 giunse in Italia il monaco irlandese Colombano. Colombano ed i suoi compagni, nel percorso che dal monastero di Bangor doveva portarli a Roma, avevano già fondato diversi monasteri come Luxeuil, Annegray, Fontaine nella Francia dei re Merovingi e San Gallo, nell'odierna Svizzera.
A Milano, Colombano venne ricevuto dal re longobardo Agilulfo e dalla regina Teodolinda. I monarchi longobardi erano preoccupati dalla necessità di riallacciare i rapporti con il papato a seguito dello Scisma tricapitolino ed affidarono a Colombano una missione diplomatica in tal senso. In seguito a ciò decisero di assegnare ai monaci una porzione di terreno demaniale, affinché potessero creare un nuovo cenobio. La scelta cadde su Bobbio, a seguito dell'indicazione di un certo Giocondo. Si tramanda che la stessa regina salì sulla vetta del Monte Penice per ispezionare i luoghi. Il documento di donazione, datato 24 luglio 613, riconobbe a Colombano ed ai suoi la metà dei diritti sulle saline del duca Sundrarit. Nell'autunno di quello stesso anno, Colombano arrivò a Bobbio, dove restaurò la vecchia chiesa dedicata a San Pietro, attorno alla quale iniziarono a sorgere le prime costruzioni del monastero. Colombano morì il 23 novembre del 615, dopo appena un anno di permanenza, lasciando la guida del monastero all'abate Attala. In quello stesso anno muore anche il re Agilulfo.
[modifica] Primi successori di Colombano
- Sant'Attala (615-627): il complesso si ingrandisce ed aumentano i monaci (tra i quali Giona);
- San Bertulfo (627-642): che ottiene nel 628 dal Papa Onorio I la protezione pontificia sul cenobio, e incarica Giona di scrivere la biografia di San Colombano;
- San Bobuleno (643-652): che riforma con il consenso del papa Teodoro la vita monastica, e sotto di lui i monaci diventano 150;
- San Cumiano (653-661): gia vescovo in Scozia viene a Bobbio da monaco nel 644; il re Liutprando gli farà dono di una stupenda lapide sepolcrale, oggi conservata nel museo dell'Abbazia;
- Comgall;
- Vorgusto.
[modifica] Il Cenobio e il Governo abbaziale (dal settimo secolo all'ottavo secolo)
Nei decenni successivi la morte del fondatore, il monastero diventò uno dei maggiori centri culturali dell'Italia settentrionale. La Regola colombaniana, a differenza da quella benedettina, obbligava i monaci a dedicarsi agli studi e, per fornire al cenobio i testi necessari, venne fondato uno scriptorium. Esso era molto efficiente, grazie anche all'opera di maestri irlandesi e nel IX secolo produsse il Glossarium Bobiese, una delle prime enciclopedie medioevali. La biblioteca aveva dimensioni ragguardevoli: nel 980 il catalogo di Gerberto recensì 700 codici. Dei 150 manoscritti latini anteriori al VII secolo oggi conservati, ben 25 provengono dalla biblioteca del monastero.
Il cenobio sorgeva su un'area demaniale concessa dal sovrano e in sostanza si amministrava autonomamente. L'abate, a cui i re longobardi avevano concesso ampie prerogative di governo, una specie di Governo abbaziale, intratteneva rapporti piuttosto stretti con la Corte. Si ipotizza che l'Editto di Rotari (643) sia stato, almeno in parte, preparato da alcuni monaci bobbiesi. Il patrimonio fondiario del monastero (come quello di molte altre istituzioni ecclesiastiche dell'epoca), non era raggruppato in un latifondo, bensì era formato da terreni sparsi per tutta l'Italia settentrionale, dalle coste del Mar Ligure al lago di Garda. Per collegare i vari appezzamenti, i monaci avevano a loro disposizione pure una flotta di imbarcazioni, a cui nell'860 venne concesso il libero transito sul fiume Po e sul Ticino, favorendo il collegamento con Pavia e con i propri possedimenti del Mincio, di Comacchio e di Venezia. Nell'862 l'estimo del monastero fornisce i seguenti dati: dipendevano dai monaci 350 massari e 300 livellari, sul territorio si potevano allevare 5500 maiali, si producevano 1600 carri di fieno, 3000 libbre di olio, 14000 moggi di cereali, 2000 anfore di vino. I pagamenti in denaro rendevano 220 soldi.
[modifica] I Franchi (secolo nono)
Con i Carolingi (nel 774 i Franchi conquistarono Pavia), il monastero diventò praticamente un feudo imperiale. In analogia con quanto avveniva in quasi tutto l'Impero, per cenobi di questo tipo, la nomina dell'abate era decisa dall'autorità politica. Carlo donò al cenobio la selva di Montelugo e l'alpe Adra, un territorio attorno alla punta di Moneglia, concedendo così ai monaci uno sbocco diretto sul mar Ligure. In occasione della morte di Carlo Magno (814), un monaco rimasto sconosciuto compose un Planctus Caroli.
Il primo abate dell'era carolingia di cui si ha memoria fu Wala, non a caso cugino, consigliere e ministro di Carlo Magno prima e di Ludovico il Pio dopo. A causa di dissapori con il nuovo imperatore Ludovico il Pio, Wala venne allontanato dalla corte imperiale, condannato a 7 anni di esilio. Scelse Bobbio verso la fine del 830, per la sua cultura e per la regola, eletto dai monaci alla carica di abate nel 833 si diede da fare per valorizzare il monastero e la biblioteca; muore nel 836.
A seguito del consolidarsi del potere di nomina imperiale, il titolo di abate (non solo a Bobbio), iniziò ad essere considerato un beneficio, assegnato ad ecclesiastici vicini alla corte imperiale per assicurare loro un titolo ed un reddito. Costoro spesso continuavano ad occupare il loro precedente incarico, inviando alla sede abbaziale di cui erano titolari un sostituto.
Alcuni degli abati di questo periodo sono:
- Ebbone (836-843) arcivescovo di Reims;
- Amalrico (843-849), vescovo di Como;
- Hilduino (850-859) arcivescovo di Colonia;
- Amalrico II (860-865).
L'abbaziato più importante del secolo nono è quello di Agilulfo (883-896), che esercitò effettivamente le sue funzioni. Sotto Agilulfo si abbandonò la sede originaria sulla collina, dove è ora il castello, ed iniziò la costruzione del monastero nella posizione attuale.
Dopo Agilulfo si tornò al sistema della commenda con Liutwardo, arcivescovo di Vercelli.
[modifica] La decadenza del decimo secolo
Nel X secolo il monastero iniziò a decadere. La protezione pontificia e quella pontificia iniziarono ad affievolirsi, mentre l'assegnazione della carica di abate a personalità che non la esercitavano effettivamente, considerandola soltanto una fonte di reddito, portò ai problemi amministrativi che è facile immaginare. Abati: Raperto; Teodelassio (903-917); Silverado (917-927). Gerlanno (928-936), per ottenere protezione, decise di trasportare il corpo di S.Colombano a Pavia davanti al re Ugo di Provenza nel 929. Il suo successo non sarà duraturo. Giseprando (943-963), vescovo di Tortona, riprende l'uso della commenda; Pietro (973-980).
Nel 982 Ottone II nominò abate Gerberto di Aurillac, futuro papa Silvestro II. Analogamente a molti predecessori, Gerberto rimase a Bobbio pochi mesi, tornando a Reims dopo la morte dell'Imperatore, anche se continuò a rivestire il titolo abbaziale fino all'ascesa al soglio di Pietroaldo, avvenuta nell'anno 999.
[modifica] Bobbio città vescovile
Nel 999 divenne abate Pietroaldo (999-1017), designato da Silvestro II. A lui si deve il progetto di trasformare il monastero in sede vescovile, per scongiurare i tentativi di usurpazione da parte dei vicini vescovi di Piacenza e Tortona. A Natale del 1013 l'abate incontrò a Pavia l'imperatore Enrico II e, nel febbraio 1014, l'imperatore ottenne dal papa Benedetto VIII l'assenso alla fondazione della nuova sede vescovile. Ciò conferì a Bobbio il titolo di città. Primo vescovo fu lo stesso Pietroaldo che, dal 1014 al 1017, cumulò le due cariche.
L'unione delle due cariche venne scissa dopo la morte di Pietroaldo. Il nuovo vescovo Attone scelse come chiesa cattedrale l'antica Basilica di San Pietro, abbandonata nel nono secolo. Nuovo abate fu Bosone.
[modifica] Il vescovo-conte e la contea di Bobbio
Il prestigio del vescovo aumenta decisamente con la donazione del diacono Gerardo (20.000 iugeri, pari a 240.000 pertiche) il 19 dicembre 1028 al vescovo di Bobbio Sigefredo e all'abate.
Oltre alle terre assegnate dall'Imperatore al momento in cui la sede vescovile era stata eretta, una serie di cospicui lasciti consolidò il patrimonio del vescovo.
Al vescovato toccano oltre alla contea ingrandita a dismisura sia nell'Oltrepò Pavese che in Liguria, i seguenti castelli: Monteforte, Bosmenso, Massinigo, Carro, Bognassi, Colle di Arpeselle in valle Staffora, Trebecco, Ruino, Montemartino, Casaliggio nella val Tidone, Pigazzano nella Val Trebbia, Gavi, Montecicioni in val Nure.
A partire dalla metà dell'XI secolo, il vescovo fu investito della contea di Bobbio.
Infatti la contea di Bobbio nasce con il vescovo Luisone (1046-1058), seguito poi dal vescovo Opizzone (1059-1068).
Con Guarnerio (1073-1095) vennero così iniziati i lavori per una nuova cattedrale, in stile romanico, significativamente più ampia della basilica di San Colombano. L'edificio venne terminato nel 1075. Pochi anni dopo, nella contesa tra Enrico IV e papa Gregorio VII, il vescovo conte Guarnerio si schierò a favore dell'imperatore, partecipando al concilio di Bressanone del 1080 in cui venne eletto l'antipapa Clemente III. L'anno successivo Guarnerio fu scomunicato e, nel 1095, fu costretto ad abbandonate la carica.
Questi fatto segnò definitivamente Bobbio causando non solo la sua decadenza, ma l'inesorabile smembramento ed annessione di territori da parte delle contee più grandi.
[modifica] La nascita del comune di Bobbio
I successori di Guarnerio, Alberto I e Oddone, riescono a malapena a mantenere in vita il potere comitale. La disgrazia di Guarnerio consentì ai notabili laici (boni homines) che collaboravano all'amministrazione della contea di rimarcare la loro indipendenza dal potere feudale. All'inizio del XII secolo si formarono così i primi istituti comunali di tipo consolare. Intorno al 1125 si tenta di ritornare alla formula Vescovo-abate, con l'elezione del vescovo Simone, che per arginare i nuovi tentativi esterni contro il patrimonio fondiario, ricorre al papa Innocenzo II, e questi il 20 marzo del 1133 decide di aggregare la diocesi di Bobbio alla nuova sede metropolitana di Genova. La decisione crea una crescente rivalità tra monastero e vescovo, con implicazioni legate alla politica del tempo. Se il vescovo e il comune erano sostenitori del partito Guelfo, il monastero era filo-imperiale e quindi ghibellino. Allora Simone cede la carica di abate ad Oglerio Malvicino. Nel 1160 i ghibellini presero il controllo della città. Il vescovato fu preso d'assalto e il vescovo Oberto trucidato. L'imperatore Federico Barbarossa lo sostituì con una persona di sua fiducia, il vescovo Guglielmo da Oneto. La riscossa guelfa avvenne poco più di dieci anni dopo, grazie all'intervento armato del comune di Piacenza. Il 7 giugno 1173, davanti a un console di Piacenza, prestarono giuramento due nuovi consoli e 125 cittadini. Bobbio entrò così nella Lega Lombarda e il 29 maggio 1176 partecipò alla battaglia di Legnano contro l'imperatore. Nella pace di Costanza del 1183, Bobbio non è ammesso alla firma, ma gli si ordina di prestare prima un giuramento davanti alla lega, e ciò per punire la politica ghibellina di Bobbio.
[modifica] Il comune podestarile
Verso la fine del XII secolo la città venne cinta da mura, ancora visibili in alcuni punti, con cinque porte: Cebulle, Frangule, Alcarina, Agazza, Nova. Il tessuto urbano crebbe attorno al complesso monastico del IX secolo; durante il XIV secolo venne diviso in terzieri: del Castello, del Duomo, di Porta Nova. Dopo il secolo nono la città si è sviluppata nella parte bassa, attorno al centro cenobitico, ma sono rimasti abitanti anche nella parte alta, che rimane fuori dalla cinta muraria ed è quindi condannato alla scoparsa. Sul principio del XIII secolo si celebra il processo di Cremona che decreta che d'ora in poi l'abate dovrà assoggettarsi al vescovo. Per il monastero inizia quindi una lenta ma progressiva crisi. L'imperatore Ottone IV, nel maggio del 1209 tenta di ristabilire in Bobbio il contado, affidandolo al vescovo Oberto I. Ma il comune insorge e costringe il vescovo alla fuga. Il 23 novembre del 1212 l'esercito piacentino pone l'assedio a Bobbio che deve arrendersi; Oberto ritorna in città. Dopo gli avvenimenti il Comune si trasforma da consolare in podestarile ed è retto da un podestà che resta in carica un anno e non appartiene alla città e si serve per governare del Gran Consiglio; il primo podestà è Fredencio nominato nel 1216. Nel 1226 viene costruito, accanto al Duomo, il nuovo palazzo podestarile. Una nuova crisi costringe Oberto ancora alla fuga, e Piacenza, il 12 maggio del 1229, pone nuovamente l'assedio a Bobbio, che è costretta a capitolare con il ritorno del vescovo, e con la stipula del patto di amicizia le relazioni si mantengono buone fino alla fine del secolo.
[modifica] Epoca della Signoria
La fine del XIII secolo è segnata da continui disordini e da violenze, ma è in atto una nuova politica, e gli artefici sono Corradino Malaspina della famiglia dei Malaspina, il visconte Pallavicino e l'abate Guido. Nel 1304 Corradino Malaspina, Signore della Rocca di Carana diventò Signore generale e Bobbio diventa Signoria. Si tratta di un governo dittatoriale, e come suo vicario Corradino nomina proprio il visconte Pallavicino. Nel 1304 cominciò la costruzione del castello, proprio accanto alla vecchia Basilica S.Petri, l'obiettivo del Pallavicino è quello di avere una base operativa per poter tendere insidie alla politica guelfa di Piacenza, che viene attaccata e sconfitta dall'esercito di Bobbio il 1307 nella battaglia di Rivergaro.
Il dominio di Corradino termina nel 1341, grazie ai Visconti, e quindi deve abbandonare Bobbio. Muore verso il 1348.
[modifica] Il ritorno del comune
Nel 1341 Bobbio è aggregata alla Signoria di Milano sotto Luchino Visconti Signore di Milano, che nomina quale podestà Guglielmo Lampugnano. I primi Visconti che dominano su Bobbio sono: Luchino Visconti (1341-1349); Giovanni Visconti (1349-1354); Matteo II Visconti (1354-1355); Galeazzo II Visconti (1355-1378); Gian Galeazzo Visconti (1378-1402). Dal 1395 Bobbio perde la sua autonomia signorile e segue le alterne vicende politiche di Milano, che da Signoria diviene Ducato di Milano.
[modifica] Dal XV secolo al XVIII secolo
Nel 1413 Bernardo Anguissola di Travo sottrae Bobbio ai Visconti, ma dopo un solo anno, nel 1414 Filippo Maria Visconti (1412-1447) riesce a riconquistarla. Nel 1436 diviene conte feudatario di Bobbio Luigi Dal Verme (1436-1449), la famiglia Dal Verme si stabilisce definitivamente nel castello di Bobbio a cominciare dal XVI secolo. Il capostipite della linea di Bobbio è Giovanni Maria Dal Verme nel 1545 e l'ultimo discendete è Carlo Dal Verme nel 1759. Dall'alto vegliano su Bobbio i Visconti, nel 1447 viene formata la Repubblica Ambrosiana,dal1450 gli Sforza di Milano, a partire da Francesco I Sforza (1450-1466).
Nel 1498 scoppia la peste e fù portata in processione la statua della Madonna del Monte Penice passano per la parrochia di Viulio che da allora fù chiamata San Cristoforo, in onore al Santo San Cristoforo protettore dei viandanti e degli appestati (vedi leggenda dell'acqua miracolosa).
nel 1499 inizia il periodo del Ducato Francese, che si alterna con gli Sforza, fino al 1525 con la Battaglia di Pavia, che segna la fine del dominio francese in Italia del nord e l'inizio di quello spagnolo, con la Pace di Cateau-Cambrésis del 1559. Nel 1516 Bobbio diviene Marchesato con Galeazzo Sanseverino (1485-1521), che aveva preso il possesso di Bobbio e del castello grazie all'assassinio di Pietro Dal Verme e a Luigi XII di Francia, che aveva attaccato il castello nel 1501, ma grazie agli spagnoli e agli Sforza, nel 1521 i Dal Verme ritornano definitivamente nel Marchesato di Bobbio.
- dal 1559 al 1713 dipende dalla Spagna con la Pace di Cateau-Cambrésis;
- dal 1713 al 1746 appartiene all' Austria con il Trattato di Utrecht;
- dal 1746 al 1805 al Regno di Sardegna, grazie alla Rivolta di Genova;
- dal 1805 al 1815 alla Repubblica Ligure sotto la Francia di Napoleone.
In campo religioso il 30 settembre del 1448 il vescovo Marziano Buccarini, esegue la bolla del papa Niccolò V che assegna l' Abbazia di San Colombano alla Congragazione di S.Giustina di Padova, e l'ultimo abate della linea colombaniana è Giovanni Malaspina. Nell'anno 1449 giungono a Bobbio i monaci benedettini con il priore Antonio da Mantova. Nel 1454 viene nominato nuovo abate Eugenio de Leodio. Essi trasformano l'antico complesso creando numerosi danni. Nel 1461 l'abate Antonio da Piacenza, ordina il rinnovo del catalogo della biblioteca: dei 700 codici del decimo secolo ne rimangono solo 243. Dal 1493 iniziano le cessioni dei codici alle principali biblioteche italiane ed europee: nel 1606 74 codici sono venduti alla Biblioteca Ambrosiana; nel 1618 30 codici sono donati alla Biblioteca Vaticana. Nel 1722 il catalogo del Canteli recensisce a Bobbio solo 120 manoscritti (73 in pergamena e 47 cartacei).
[modifica] Storia del Circondario e della provincia di Bobbio
Fino al 1797, quando vennero aboliti i feudi imperiali, Bobbio fu Marchesato sotto la famiglia Dal Verme, e poi fu trasformato in circondario sotto Voghera, ma furono distaccate le località di Ottone (con Cerignale e Zerba), Santo Stefano d'Aveto e Torriglia (con Propata e Montebruno), che passarono nel dipartimento di Genova.
Nel 1799 avviene la Seconda Battaglia della Trebbia tra i francesi che si rifugiano nel Castello Malaspiniano e gli austriaci e russi della Seconda Coalizione che vincono e occupano il territorio per poi dirigersi a Genova per porla in assedio, ma solo per un anno, fino alla Battaglia di Marengo del 1800.
Dal 1805, sotto Napoleone, Bobbio divenne circondario autonomo sotto il dipartimento di Genova e quindi aggregato al territorio della Repubblica Ligure. Sempre nel 1805 la famiglia Dal Verme vendette il castello a privati.
Dal 1815, abolita la Repubblica Ligure e caduto l'Impero Napoleonico grazie al Congresso di Vienna, Bobbio diviene provincia sotto sempre la divisione di Genova e sotto il Regno di Sardegna. La provincia di Bobbio aggregava 26 comuni in 3 mandamenti, con una popolazione di 34.337 unità, molti ora sono sotto la provincia di Pavia e di Genova, come ad esempio Varzi e Brallo di Pregola e tutta l'alta Val Trebbia aggregando nuovamente Ottone, Cerignale e Zerba, tranne Torriglia.
Dal 1848 la provincia di Bobbio venne staccata dalla Divisione di Genova e aggregata alla Divisione di Alessandria.
Dal 1859, con la legge di Urbano Rattazzi, ci fu un riordinamento del Regno che abolì la provincia di Bobbio e aggregò il circondario alla provincia di Pavia.
Dopo numerose proteste locali (marcia su Bobbio) nel 1923 si riordinarono le provincie ed i comuni e nel luglio si soppresse il circondario di Bobbio; molti comuni furono suddivisi tra la provincia di Pavia (Varzi e Brallo di Pregola), quella di Genova (Fascia, Fontanigorda, Gorreto che si staccò da Ottone, Rondanina, Rovegno) ed i rimanenti comuni con Bobbio entrarono nella provincia di Piacenza. Dal 1923 quindi Bobbio perse ogni autonomia che aveva dalla sua fondazione da parte di San Colombano dal 614 e difatti furono chiusi sia il Tribunale che le carceri mandamentali (ancora oggi visibili).
Il Monastero di S.Colombano cessa di esistere come autonomo nel settembre del 1801, nell'1803 si mette all'asta la biblioteca. Nei locali dell'antica biblioteca vengono ammassati i documenti dell'archivio del monastero con quelli di S.Francesco e di S.Chiara. Nel 1815 vengono trasferiti a Voghera, poi ad Alessandria e intorno al 1820 giungono a Torino insieme ai codici raccolti da Amedeo Peyron e dal canonico Giacinto Pezzi. I napoleonici sopprimono pure nel 1803 la sede vescovile che dipenderà prima da Alessandria, poi dopo il 1805 da Casale. Il 17 luglio 1817 il papa Pio VII ripristina la diocesi. Nell'ultimo conflitto, il movimento partigiano locale riesce a liberare la città già nell'estate del 1944, dando vita alla Repubblica di Bobbio, primo esempio di città libera del Norditalia.