Happening
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Gli happenings sono una forma d’arte che nasce ad opera di Allan Kaprow (“18 Happenings in 6 Parts”, New York, 1959) e si focalizza, non tanto sull’oggetto ma sull’evento che si riesce ad organizzare. In quell’occasione Kaprow descrisse, nel catalogo, il dispositivo messo a punto per gli happenings. Gli happenings si sarebbero svolti in tre spazi differenti caratterizzati ognuno da un’atmosfera e da un tipo di illuminazione diverse: bianca e blu nel primo, bianca e rossa nel secondo, blu nel terzo. Oltre ai collages e agli oggetti erano previste delle sedie in numero variabile da 75 a 100. Gli invitati ricevevano cartellini numerati e dovevano cambiare sedia, come indicato dalle regole stabilite nel programma. Potevano dunque assistere agli eventi proposti che si sarebbero svolti una sola volta, per una durata totale di un’ora e mezzo: proiezione di diapositive, ascolto di musica improvvisata, una donna nuda che sprofonda in un divano, un’altra che spreme arance, un gruppo di artisti che dipingono tele appese a tramezzi, altri che fanno girare cartelli e recitano testi o suonano uno strumento. Sono eventi che incarnano valori antitetici a quelli caratterizzanti l’universo delle “belle arti”, eventi che in particolare promuovono l’effimero, il mutevole, il riavvicinamento tra arte e vita. Gli artisti che si occupano dell'organizzazione degli happenings tendono a svincolare il pubblico dal ruolo di fruitore passivo. Gli happenings avvengono generalmente in luogo pubblico, all'aperto come fosse un gesto di irruzione nella quotidianità. Hanno conquistato fama gli happenings di Spencer Tunik che coinvolgono una massa di persone nude.