Carico utile
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In astronautica si dice carico utile o payload (carico pagante) tutto ciò che viene portato nello spazio attraverso l'utilizzo di un lanciatore.
Si può trattare di un satellite, di una schiera di satelliti o di strumentazioni di vario tipo (telescopi, antenne,...). In generale il carico utile costituisce solo una piccola parte dell'intero lanciatore e il suo peso è, al massimo, pari all'1% di quello dell'intera struttura.
Al giorno d'oggi i lanciatori che si possono utilizzare per la messa in orbita di carico utile sono principalmente due: il vettore europeo della famiglia Ariane, e il vettore sovietico Sojuz. A questi si aggiungono poi lanciatori americani, giapponesi, cinesi, e anche, prossimamente, il lanciatore italiano Vega.
La progettazione del carico utile, di qualsiasi tipo esso sia, deve tener conto delle caratteristiche del lanciatore che si intende utilizzare. Occorre rispettare gli standard imposti dal costruttore in termini di peso, di dimensioni e anche di frequenze di vibrazione caratteristiche della struttura, per garantire il corretto svolgimento della missione spaziale. È molto comune, specialmente nel caso di satelliti, che sono dotati di ampi pannelli solari per la produzione di energia elettrica, l'utilizzo di configurazioni "impacchettate" del carico utile, che viene trasportato in orbita in forma compatta e poi, una volta nello spazio, si apre e raggiunge la configurazione dispiegata nella quale poi opererà.
I costi della sola messa in orbita del carico utile sono dell'ordine di 5.000 euro al chilogrammo, ma per avere una stima corretta dei costi collegati ad una generica missione spaziale bisogna tener conto anche dei costi di sviluppo, gestione e manutenzione del sistema di lancio, che ammontano a ben 100.000 euro per chilogrammo di carico pagante.