Giano Della Bella
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Giano Della Bella fu un importante uomo politico fiorentino del XIII secolo.
Principale esponente dei Della Bella, una delle più nobili e antiche famiglie ghibelline della città, si era fatto guelfo e popolano per ragioni politiche. Egli divenne il "paladino" dei ceti più popolari della città, capeggiando la rivolta contro i "magnati" del 1292.
Divenuto priore riuscì a far emanare dal gonfaloniere di giustizia Baldo Ruffoli i cosiddetti Ordinamenti di Giustizia (promulgati il 18 gennaio 1293) che rappresentarono la più importante riforma della Repubblica dai tempi dell'abolizione del sistema consolare. Con questi provvedimenti i "grandi" del popolo, ovvero i nobili di antica tradizione feudale e latifondista detti anche "primo popolo" in riferimento alla costituzione del 1250, venivano esclusi dal governo della città in favore del nascente ceto borghese (il "secondo popolo", per contrapposizione), obbligando per essere eleggibili alle cariche politiche l'iscrizione a un'Arte. Il cosiddetto "popolo magro" composto dagli strati più bassi e poveri della società (salariati, braccianti, piccoli dettaglianti) era comunque ancora escluso, non esistendo Arti che comprendessero le loro categorie (si dovrà aspettare fino al Tumulto dei Ciompi).
Bonifacio VIII mandò a Firenze Jean de Chalons (Gian di Celona), che forse avrebbe dovuto uccidere Giano, ma per paura del popolo, stando a quanto riporta il Compagni, si preferì evitare il delitto. Venne però indetta una congiura che mettesse Giano contro il popolo stesso, che riuscì a far crescere lo scontento attorno alla sua figura, tanto che fu scacciato di lì a poco in giorni tumultuosi con sommosse di piazza e combattimenti.
Nel 1294 fu Podestà di Pistoia e in seguito i suoi ordinamenti vennero revisonati nel 1295, anche se di fatto rimasero il vigore. Egli è il protagonista dei primi capitoli della Cronica di Dino Compagni ed è citato anche da Dante Alighieri (Pd. XIII, 127-132).