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ciao claudio,
l'ottava dimensione del nobile ottuplice sentiero è meglio tradurlo con retta concentrazione.
per due motivi: 1 perchè letterlamente è concentrazione e la meditazione è costituita dalle ultime 2 dimensioni. 2 i buddhisti non meditano, fanno il contrario in genere. il meditare indica che c'è un filo logico discorsivo che guida l'insight, nel buddhismo il pensiero viene usato in un altro modo... e spesso interrotto proprio per andare oltre la comprensione logico-narrativa. --85.20.239.10 10:17, 22 gen 2007 (CET)
- Ciao, come già dicevamo nella discussione alla voce Buddhismo, la scelta dei termini è sempre cruciale ai fini del corretto orientamento.
- L'uso del termine "concentrazione" nell'ottavo membro del Nobile Ottuplice Sentiero è usatissimo in testi anche ben accreditati nel mondo buddhista e quindi tu giustamente lo proponi.
- Ora il punto è questo: dobbiamo sempre perpetuare le cose in modo automatico sempre nello stesso modo solamente perchè in molti si esprimono in tale modo, oppure possiamo anche modificare i termini del nostro modo di esprimerci quando a ragion veduta troviamo espressioni che riteniamo corrispondano meglio alla natura di ciò che vogliamo esprimere?
- Vengo al dunque. Dovendo compilare una voce "ex novo", prima di farlo ho ovviamente riflettuto ed ho cercato di traferirvi ciò che a me personalmente pareva soggettivamente avesse migliore forza espressiva e contemporaneamente corrispondesse maggiormente alla mia percezione della verità sullo specifico tema che intendevo trattare.
- Proprio sul punto in questione, le mie considerazioni sono le seguenti: il termine "concentrazione" è un termine che, pur essendo significativo per gli addetti ai lavori, esprime la reale consistenza di ciò in cui il samma samadhi consiste ? (fra l'altro ho già provveduto ad inserire fra parentesi i rispettivi termini sanscriti)
- Se parlo di "concentrazione" ad una persona che non sia un adetto ai lavori nel Buddhismo, costui associerà istintivamente l'atto della concentrazione alla pratica della meditazione oppure penserà, ad esempio, a quando lui deve concentrarsi nella guida dell'automobile, oppure sul lavoro, od altre simili attività di concentrazione?
- Al termine "samadhi" è più giusto associare specificamente l'attività della meditazione o qualsiasi tipo di attività va bene dal momento che la concentrazione è anche un aspetto del samadhi e della meditazione oltre che un aspetto comune ad ogni altra attività umana?
- Qui occorre scegliere, secondo me, ciò che può orientare meglio una persona che si accosti per la prima volta ad informarsi sul "Nobile Ottuplice Sentiero" ed in particolare sulla sua ottava parte.
- Se togliamo quindi il termine ricorrente "samma" (che significa corretto, retto, appropriato), resta dunque sostanzialmente da risolvere cosa meglio esprima il termine "samadhi".
- A me risulta che "samadhi" in sancrito abbia più il significato di "padronanza di sè stessi" piuttosto che del "concentrarsi" (anche se comunque non è un errore dire che chi è padrone di se stesso sia anche uno che sa concentrarsi nel modo giusto su se stesso e sulle proprie facoltà...).
- Quindi personalmente io preferisco optare per l'uso di espressioni che richiamino subito, anche chi è sprovveduto di Buddhismo, all'attività specifica della pratica della meditazione nel cui ambito il buddhista deve ricercare lo sviluppo della propria "corretta padronanza di sè stesso" vale a dire la propria samma samadhi.
- E' pur vero che l'addetto ai lavori, colui che da decenni pratica quotidianamente la propria meditazione buddhista nella corretta posizione del Loto e con il corretto atteggiamento interiore che porta alla corretta padronanza di se stessi durante la propria pratica della meditazione (altro modo, secondo me, per traslitterare correttamente l'espressione samma samadhi), potrebbe dirmi giustamente che tale condizione di samma samadhi deve entrare a far parte della tua vita quotidiana, del tuo modo di porti, di essere, di esistere, al punto da conservarlo nel modo corretto anche quando "dormi" e quindi non è un atteggiamento esclusivo della pratica della meditazione.
- Sono d'accordissimo su questa obiezione e per me stesso vale esattamente questo principio e questo orientamento, ma forse per le sole quattro scarne parole che si riescono a mettere insieme in una voce enciclopedica a cui accedono "anche" consultanti che non hanno la benchè minima idea del Buddhismo, delle sue manifestazioni e della sua pratica, forse è meglio che le spegazioni che trovano orientino subito verso gli aspetti più significativi degli argomenti e secondo me l'aspetto più significativo della samma samadhi è il mantenimento del corretto atteggiamento interiore il quale si forma durante la pratica della meditazione e quindi, secondo me, a tale pratica è bene associarlo quando si dispone solo di quattro parole di spiegazione e solo in un secondo tempo, avendo a disposizione tempo e spazio per fare un bel discorsetto ben circostanziato, allora si possono fare precisazioni ed ampliamenti dei significati, e parlare di "retta concentrazione" è senza dubbio corretto nell'ambito della trattazione del samma samadhi, ma ridurre il samma samadhi alla sola ed unica espressione di "retta concetrazione" mi sembra talmente riduttivo da potersi considerare parzialmente errato.
- Infatti stavo già studiando come integrare quanto ho detto sopra sia nella voce del "Nobile Ottuplice Sentiero" sia nella voce "Buddhismo" nella parte che tratta il "Nobile Ottuplice Sentiero" stesso.
- Ho quindi ancora una volta approfittato dell spunto che tu mi hai fornito per introdurre questa questione che mi riprometto di riprendere quanto prima anche nelle voci indicate. Ciao. --Claudio Pipitone 21:16, 22 gen 2007 (CET)