Edgar Reitz
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Edgar Reitz nasce nella RFT, a Morbach (nell'Hunsrüch) nel 1932. Dopo il diploma di maturità, nel 1952, si trasferisce a Monaco, frequentando l’università. Qui Reitz frequenta l’Università e si occupa di teatro e di cinema. Dopo i primi cortometraggi realizza documentari su temi scientifici, short televisivi di educazione stradale, film per l'industria e la pubblicità. Scrive sceneggiature, fa l'assistente operatore, il direttore della fotografia, l'ispettore di produzione, il montatore e infine il regista. Quando Reitz comincia a lavorare nel cinema, alla metà degli anni Cinquanta, in Germania, nel settore il vuoto è quasi totale. I registi dell'epoca nazista o sono morti o si trovano ormai da tempo all'estero. Non ci sono modelli cui ispirarsi né una tradizione cui riallacciarsi. A Monaco non esiste ancora una cineteca dove vedere, in modo sistematico, le opere più importanti della storia del cinema. Insieme ad altri autori di cortometraggi Reitz, nel 1962, con il "Manifesto di Oberhausen", rivendica il diritto di creare il nuovo cinema tedesco e nel 1963, con Alexander Kluge fonda l'Institut für Filmgestaltung a Ulm che dirigerà fino al 1968. Lo scopo è quello di offrire al nuovo cinema un luogo di formazione ed un centro teorico. Il progetto è appoggiato da Fritz Lang che, per motivi di salute, non è però in grado di assumere la direzione dell'Istituto. Nel 1965, sempre a Monaco, organizza una multivisione di centoventi "anelli" cinematografici (Varia Vision) per la quale Kluge scrive i testi. Reitz è co-regista e direttore della fotografia per alcuni "anelli". Nel 1968 riesce a far introdurre nella scuola il cinema come materia di insegnamento, impresa quanto mai difficile per la burocrazia tedesca di allora, e per qualche mese egli stesso insegna in una scuola. Tornato ad Ulm prosegue la realizzazione di cortometraggi e l'impegno presso l'Institut. Con Kluge si oppone al cosiddetto "cinema di ingredienti" ("kino der Zutaten") e si batte per un "cinema degli autori", aperto alle esperienze autobiografiche dei registi e alle esperienze sociali. Soltanto nel 1967 Reitz realizza il suo primo lungometraggio Mahlzeiten (L'insaziabile), grazie a finanziamenti statali. Per questo film sceglie un soggetto apparentemente convenzionale, una storia d'amore in cui è evidente l'influenza della "Nouvelle Vague", soprattutto di Godard. Tra il 1968 e il 1969 gira altri due lungometraggi Uxmal e Cardillac, il primo rimasto addirittura inedito. Del 1969/70 è il lungometraggio Geischichten von Kübelkind (Storie della ragazza del bidone) in 29 episodi della durata complessiva di 203' e 58". Del 1973 è Die Reise nach Wien: si tratta di una commedia ambientata in una cittadina di provincia durante il nazismo; il film suscita polemiche, e Reitz viene accusato dalla sinistra tedesca di affrontare il nazismo con leggerezza e per di più in una commedia. Nel 1978 il fallimento di Der Schneider von Ulm (Il sarto di Ulm) lo porta ad una profonda crisi. Reitz lascia Monaco. La Crisi esistenziale, la sensazione di aver fallito come artista, la perdita d'identità, di coscienza di se stesso, lo portano a ricercare le sue radici, a ritornare alle proprie origini, nel luogo della sua infanzia, dove è conservata la memoria della fanciullezza. Da qui nascerà Heimat. Presentato alla "Mostra Cinematografica di Venezia" nel 1984, ottiene un enorme successo di critica consacrando Reitz come uno dei più autorevoli registi europei. Nel 1985 dopo il successo di Heimat, Reitz inizia la preparazione di Die zweite Heimat; dopo 552 giorni di lavorazione il film viene presentato alla "Mostra Cinematografica di Venezia" nel settembre 1992. Nel 1995 Reitz fonda lo Europäisches Institut des Kinofilms ("Istituto europeo del cinema"), a Karlsruhe. Insegna cinematografia alla Staatliche Hochschule für Gestaltung di Karlsruhe. Nel 2004 esce l’ultimo film della trilogia: Heimat 3. Cronik einer Zeitenwend. Nel Dicembre 2005 L'Universita' degli studi di Perugia gli conferisce la laurea honoris causa in Storia, filologia e analisi del testo letterario.