Spolia opima
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Spolia opima (in latino letteralmente "bottino abbondante") si riferisce all'armatura, alle armi e agli altri effetti che un generale romano aveva tratto come trofeo dal corpo del comandante nemico ucciso in un combattimento testa a testa. Benché i Romani riconoscessero e mettessero in mostra altre specie di trofei - quali le insegne ed i rostri delle navi nemiche - spolia opima erano considerate le più onorevoli da vincere e quelle che davano maggior fama a chi le conquistava.
Nel corso della loro storia, i Romani riconobbero solo tre casi in cui le spolia opima siano state conquistate. Il primo fu Romolo che le prese da Acro, re dei Ceninensi; il secondo Aulo Cornelio Cosso da Lar Tolumnio, re di Veio; il terzo Marco Claudio Marcello da Viridomaro, re dei Gesati (una tribù celtica dell'Italia settentrionale). Poiché le prime due figure sono leggendarie, o semi-leggendarie, si può dire che Marco Claudio Marcello sia stata l'unica figura romana a compiere questa prova.
La richiesta di Marco Licinio Crasso (un nipote dell'omonimo triumviro, dopo una vittoria sopra il capo dei Bastarni nel 29 a.C. di ottenere le spolia opima fu rifiutata da Augusto, perché Crasso non era il comandante in capo, ma soltanto un generale subordinato all'imperatore.