Todo modo
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Titolo originale: | Todo modo |
Paese: | Italia |
Anno: | 1976 |
Durata: | 120' |
Colore: | colore |
Audio: | sonoro |
Genere: | drammatico |
Regia: | Elio Petri |
Soggetto: | Leonardo Sciascia |
Fotografia: | Luigi Kuveiller |
Musiche: | Ennio Morricone |
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Todo modo,(1976), è l'ultimo film del connubio cinematografico, ma anche politico e ideologico, del regista Elio Petri e l' attore Gianmaria Volontè, sodalizio che contribuì alla fortuna del cinema politico italiano degli anni settanta.
[modifica] Trama
La vicenda ha luogo in un albergo-eremo-prigione, nel quale capi politici, grandi indistriali, banchieri e dirigenti d'azienda (tutti appartenenti alle varie correnti democristiane)si ritrovano per gli annuali esercizi spirituali di tre giorni (per espiare i reati di corruzione e altro che essi erano soliti praticare), questa volta la riunicone avviene in concomitanza con un'epidemia che miete numerose vittime in Italia. All'interno di questo luogo (Zafer), in realtà dovrebbe avvenire una sorta di rinnovamento del partito, della propria struttura, dei propri vertici, dei propri interessi (storicamente, quando il film uscì, era il periodo in cui si iniziò a parlare di compromesso storico tra Dc e PCI) al fine di mantenere il potere nel Paese. Tra litigi continui e violenti, accuse reciproche e poca pratica spirituale, si sviluppa una serie di apparentemente immotivati delitti, che eliminano, uno alla volta, i personaggi di primo piano del partito.
Tra i tantissimi personaggi, vi è il Presidente, interpretato da Gianmaria Volontè, nei panni del capo politico conciliante, bonario, che mira ad accontentare tutti, ma segretamente animato da una sete di potere e di dominio infinita. Il personaggio è apertamente calcato sulla figura di Aldo Moro, pur senza mai nominarlo direttamente; ma la fisicità, il modo di comportarsi ed il ruolo rivestito non lasciano spazio a dubbi in merito. Volontè per quest'interpretazione prese a studiare i comportamenti di Moro, i suoi discorsi, la sua mimica facciale e corporale, l'inflessione della sua voce, la sua vena conciliatrice. Ricorda Petri, che i primi due giorni delle riprese furono cestinati di comune accordo perché la somiglianza tra i due "era imbarazzante, prendeva alla bocca dello stomaco", considerando che egli non doveva interpretare direttamente Moro, bensì fornirne una maschera, una [[caricatura], un simulacro. Anche perché, se il personaggio fosse stato esplicitamente Aldo Moro, il film non avrebbe mai potuto essere distribuito.
Nel finale del film si scopre che, in realtà, l'artefice insospettabile della strage altro non è che "il Presidente", che la compie, come ultimo atto d'amore dovuto nei confronti dell'Italia, per liberarla dalla malvagità di quella classe politica, prima di togliersi la vita a sua volta per completare l'opera da lui iniziata.
Tra gli altri attori impegnati nel film vi è Marcello Mastroianni, nei panni di Don Gaetano, un prete astuto e calcolatore, molto potente sul piano politico ed, anch'egli, assetato di potere.
[modifica] Successo del film
Girato negli anni di piombo, dopo Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto(1970) e La classe operaia va in Paradiso (1971), "Todo modo" , inspirato all' omonimo romanzo di Leonardo Sciascia presenta toni più cupi e farseschi nell'intento di fornire una parodia amara e realistica della classe politico-dirigenziale che deteneva il potere in Italia dal dopoguerra: la Democrazia Cristiana.
La pellicola, dal marcato sapore espressionista e dall'esplicita vena grottesca con cui proprone la propria visione della DC e della politica italiana in generale, aveva l'obiettivo dichiarato di denunciare la corruzione, il malcostume, l'imperversare di interssi personali nella gestione della res pubblica italiana, ricorrendo al grottesco come unica arma possibile per denunciare senza incorrere in censure particolari.
Alla proiezione nelle sale, il film fu accolto con freddezza. Molto difficile da comprendere e molto lento nella struttura, fu molto criticato dalla classe politica democristiana e snobbato dai comunisti (era il periodo del compromesso storico, raccontò il registra che in pubblico i comunisti lo criticavano ma in privato gli confidavano che piaceva), tanto che segnò il decadimento della corrente del "cinema politico" italiano e la fine del connubio Petri-Volontè.