Satori
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Il Satori (悟, giapponese Satori; cinese Wù) è il momento dell'illuminazione nella pratica del Buddhismo Zen, momento in cui l'intera esperienza personale e cosmica è proiettata in un unico istante, che porta ad un annullarsi cosciente del soggetto, non derivante da una rinuncia al mondo esterno ma dalla partecipazione ad esso tramite l'atto puro. Tale processo è ben espresso dalla forma poetica dell'haiku.
[modifica] Illuminazione permanente
Il significato letterale della parola è "comprendere", ed è talvolta usata come sinonimo di Kensho, ma quest'ultimo non è uno stato di illuminazione permanente, ma solo un lampo di comprensione della vera natura della creazione; il Satori, al contrario, è uno stato d'illuminazione profonda e duratura.
Lo psicoanalista-filosofo Jung , nella prefazione a La grande liberazione. Introduzione al Buddhismo Zen di Suzuki Daisetsu Teitarò, si sofferma in modo particolare nell'affermare come lo Zen sia prima di tutto Satori.
[modifica] Illuminazione temporanea
Il Buddhismo Zen generalmente riconosce l'illuminazione come una cosa transitoria nella vita, una rivelazione, e il satori è uno stato d'illuminazione limitato nel tempo. Poiché però secondo la filosofia Zen tutte le cose sono transitorie, la natura temporanea del satori non è vista come una limitazione nel senso che una rivelazione temporanea avrebbe nella comprensione occidentale dell'illuminazione.
La natura transitoria del satori, opposto all'eterno Nirvāṇa anelato dalla tradizione Buddhista in India, deve molto all'influenza taoista sul Buddhismo Chán in Cina, da cui il Buddhismo Zen del Giappone è un'evoluzione. Il Taoismo è una filosofia mistica che enfatizza la purezza del momento, mentre le radici indù del Buddhismo indiano hanno una visione più ampia volta all'uscita dalla prigione Karmica, prigione della perpetua reincarnazione nel mondo materiale.