Stefano di Perm
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Stefano di Perm (1340-1396) fu un missionario ortodosso ritenuto artefice della conversione dell'etnia Komi al cristianesimo e della creazione del vescovado di Perm. Stefano inoltre è considerato il padre-fondatore della tradizione letteraria della regione. "L'Illuminatore" o "l'Apostolo di Perm", così come è anche conosciuto, è venerato dalla Chiesa ortodossa russa, che lo ricorda il 26 aprile.
Probabilmente originario della città di Ustjug, figlio di padre ortodosso e madre appartenente all'etnia Komi, Stefano prese i voti monastici a Rostov, dove imparò il greco ed iniziò la propria attività di copista. Nel 1376 intraprese un viaggio a Mosca per ottenere l'autorizzazione e i necessari lasciapassare per intraprendere l'opera di evangelizzazione tra i Komi. Ottenuto il beneplacito del Metropolita e del Gran Principe Dimitri, Stefano si recò nella regione compresa tra i fiumi Vychegda e Vym', dove si stabilì. Invece di imporre la lingua latina o lo Slavo ecclesiastico alle popolazioni pagane, come invece erano soliti operare gli altri missionari, il santo imparò il loro linguaggio e le loro tradizioni, inventando una nuova scrittura e un nuovo alfabeto atto alla trascrizione dei libri sacri in un linguaggio a loro comprensibile. Poiché la maggior parte dei pagani inizialmente continuava a venerare i propri idoli, non prestando ascolto alle parole del santo, Stefano, secondo la narrazione che ce ne fa Epifanio il Saggio, autore della sua Vita, decise di porre in essere misure drastiche. Trovandosi la sua cella a poca distanza da una grande betulla, venerata dai locali, Stefano la abbatté nel cuore della notte. Il giorno dopo, ai locali che volevano ucciderlo, Stefano fece notare che il loro Dio non poteva essere così potente se aveva permesso a un uomo di abbatterlo. Colpiti dalle parole e dal gesto del santo, molti Komi iniziarono a convertirsi tanto che Pimen, Metropolita di tutta la Rus', lo designò come vescovo di Perm.
La creazione del nuovo vescovado e la conversioen delle popolazioni Komi furono interpretate dalla vicina Novgorod come una minaccia all'egemonia che questa aveva sulla regione del Vychegda, le cui tribù erano costrette al versamento di tributi in suo favore. Nel 1385 l'Arcivescovo di Novgorod inviò l'esercito della città a distruggere i nuovi stanziamenti fondati da Stefano e dagli altri missionari, ma il nuovo vescovado, con l'aiuto della città di Ustiug, riuscì a resistere e sconfiggerlo. Nel 1386, Stefano visitò Novgorod, e la città riconobbe formalmente il suo titolo. Successivamente a tale avvenimento i tributi della regione furono convogliati verso Mosca, con notevoli ripercussioni sl futuro geo-politico del nord della Russia che, alla fine del XIV secolo, vedrà la futura capitale della Rus' prevalere su Novgorod. Nel 1390, durante un viaggio a Mosca, conobbe Sergio di Radonež. Morì nel 1396 a Mosca, dove era tornato un anno prima, e il suo corpo fu conservato nella Chiesa della Trasfigurazione del Cremlino, nonostante fosse sorto un contenzioso con i cittadini di Perm che volevano indietro le spoglie del loro primo vescovo.
Lo storico Serge Zenkovsky scrisse che Stefano di Perm, insieme ad Epifanio il Saggio, a Sergio di Radonež e al grande pittore Andrej Rublëv fu la chiave di volta "del Rinascimento spirituale e culturale nella Russia di fine XIV e inizio XV secolo". Infatti la vita di Stefano contiene in sé l'espansione politica e religiosa della Russia moscovita avvenuta in quel periodo.
[modifica] Fonti e collegamenti esterni
- Martin, Janet, Medieval Russia, 980-1584, (Cambridge, 1995), pp. 225-6
- Zenkovsky, Serge A. (ed.), Medieval Russia's Epics, Chronicles, and Tales, Revised Edition, (New York, 1974), pp. 259-62
- Vita del santo su oca.org