Palazzo Altoviti
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Palazzo Altoviti o, secondo la denominazione popolare, Palazzo dei Visacci, si trova in borgo degli Albizi, una via del centro storico di Firenze.
Fu edificato nel corso del Quattrocento per la famiglia degli Albizi, dai quali la via prende il nome. La denominazione "borgo" deriva dal fatto che nel Medioevo la strada si trovava fuori dalle mura cittadine e ai suoi lati, lungo la via che usciva da una porta, si doveva essere formato un piccolo villaggio satellite della città.
Il palazzo passò diverse volte di mano: prima ai Valori, in seguito ai Guicciardini e agli Altoviti, per tornare poi di proprietà di un discendente della famiglia Valori, il quale incaricò l'architetto Caccini di ridisegnare la facciata aggiungendo 15 busti in marmo in stile stiacciato con uomini illustri fiorentini (1660-1664).
Purtroppo il dispregiativo nome popolare del palazzo ci fa capire chiaramente come furono considerate le statue, troppo colte per essere capite dal popolo, di fattura troppo povera per essere apprezzate artisticamente.
I 5 ritratti più bassi hanno nomi, breve descrizione e data:
- Accursio, giureconsulto, anno 1227 (autore delle Glosse, cioè i commenti al Corpus Iuris Civilis di Giustiniano).
- Galeno, 1290 (monaco e negoziatore politico)
- Marsilio Ficino, 1480 (letterato e filosofo)
- Donato Acciaiuoli, 1470 (matematico e filosofo)
Al secondo e terzo piano invece, senza targa, compaiono i seguenti ritratti:
- Amerigo Vespucci
- Leon Battista Alberti
- Francesco Guicciardini
- Marcello Ariani
- Vincenzo Borghini
- Dante Alighieri
- Francesco Petrarca
- Giovanni Boccaccio
- Giovanni della Casa
- Luigi Alamanni
[modifica] Il miracolo di San Zanobi
Una targa posta sotto una delle finestre del piano terra indica il luogo dove avvenne un miracolo del vescovo san Zanobi, uno degli episodi più celebri della spiritualità cittadina ritratto in numerose opere d'arte rinascimentali (per esempio dal Botticelli, o da Lorenzo Ghiberti sull'urna di San Zanobi in Duomo.
La targa, dopo alcune sigle in greco, recita in latino:
L'iscrizione latina si riferisce alla vicenda di una donna francese, che recandosi a Roma in pellegrinaggio con il suo unico figlio, lo lasciò a Firenze alle cure del vescovo perché ammalato, proseguendo da sola per il pellegrinaggio. Al suo ritorno però trovò il figlio appena deceduto e presa dalla disperazione lo portò al vescovo che stava venendo in processione dalla chiesa di San Pier Maggiore. Quando la donna incontrò il vescovo, proprio nel punto davanti alla lapide, egli si commosse e inginocchiandosi benedisse il ragazzo che tornò miracolosamente in vita.
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