Democrito
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«Democrito, che 'l mondo a caso pone»
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(Dante Alighieri, La Divina Commedia, Inferno, Canto IV vv 136)
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Democrito (in greco Δημόκριτος), filosofo presocratico, nacque ad Abdera nella regione della Tracia intorno al 460 a.C. e morì assai vecchio, apparentemente centenario intorno al 360 a.C.. Allievo di Leucippo, fu co-fondatore dell'atomismo. È praticamente impossibile distinguere le idee attribuibili a Democrito da quelle del suo maestro.
Indice |
[modifica] Vita e opere
Poco sappiamo della sua vita, che si perde nell'aneddoto e talora nella leggenda. Cresciuto tra gli agi e le ricchezze, pare abbia rinunciato, in seguito, ad una parte dei suoi averi per dedicarsi esclusivamente agli studi e ai viaggi, ma anche che abbia perso la vista. Si tramanda che si sia spinto sia in Egitto, che in Etiopia che nell'India. Egli stesso dice: "Io sono, tra i miei contemporanei, quello che ha precorso la maggior parte della Terra, facendo ricerca delle cose più strane; e vidi cieli e terre numerosissime; e udii la maggior parte degli uomini dotti". Fu anche, ovviamente ad Atene. Qui, sebbene non abbia trovato considerazione, ebbe modo di vivere a contatto con la cultura sofistico-socratica, che lasciò tracce visibili sul suo sistema di natura enciclopedica. Egli scrisse "La piccola cosmologia", "Sulla natura", "Sulle forme degli atomi", "Sulle parole".
[modifica] La filosofia
[modifica] La teoria atomistica
La teoria atomistica prende forma da un immediato ragionamento: se la materia si dividesse all'infinito essa non sarebbe più. Deve esistere una particella indivisibile, dunque, che stia alla base della materia (a-temno). Questa teoria è in contrapposizione con quella di Parmenide e Zenone di Elea. Gli atomi si differenziano fra loro solo per le note quantitative della forma e della grandezza, si muovono nel vuoto con un volteggiare caotico in tutte le direzioni, ma sono di materia piena. Egli sostiene inoltre che se noi percepiamo la realtà in modo differente, questa diversità tra le cose è data dai flussi di atomi che si muovono vorticosamente nell'atmosfera e "colpiscono" i nostri organi sensoriali.
Se la filosofia di Parmenide negava il mondo molteplice come vera illusione, quella di Democrito per ammettere tale realtà doveva postulare l'esistenza di due principi: gli atomi (che costituiscono "l'essere" nel senso di Parmenide) e il vuoto in cui si muovono (il "non essere"). La contraddittorietà di due archè sarà risolta da Platone. Rimane però nella storia della filosofia il paradosso delle due totalità che verrà esaminato da Hegel.
Nella sua lunga esistenza Democrito scrisse anche opere di etica, in cui affermava che l'interesse maggiore dell'uomo deve essere la felicità, che si ricerca attraverso una moderata cancellazione della paura: per questo egli divenne noto come il "filosofo del riso", a differenza del triste e pessimista Eraclito che venne definito il "filosofo del pianto".
[modifica] Il divino
Così come per il resto della materia, anche l'anima (psychè) per Democrito era costituita da atomi, atomi più sottili e lisci, di natura ignea. Essi penetrano tutto il corpo e gli danno vita e vengono mantenuti in esso grazie alla respirazione, inoltre grazie a questa capacità di vivificare, di render pensante l'uomo, erano considerati divini. Infine Democrito,sostiene che gli Dei sono fatti di atomi proprio come gli esseri umani, ma che non interagiscono affatto con noi: questo fatto lo fece considerare come un vero e proprio anticonformista e ateo, una vera rarità ai suoi tempi
[modifica] Conoscenza
Per Democrito, gli atomi al di fuori di noi, tramite i sensi, venivano a contatto con quelli simili che erano presenti nel nostro corpo, generando cosi la conoscenza. Divideva la conoscenza in: sensazione e conoscenza intellettiva; la prima puramente soggettiva e oscura, la seconda vista come conoscenza genuina.
[modifica] La morale
La moralità per Democrito consiste essenzialmente nella felicità come fine della vita .Ma una felicità non nel possedere beni materiali,ma nell' esser saggi e nel condurre una vita giusta.Bisogna esser coraggiosi non in guerra, ma contro i piaceri sensibili che rendono schiavi del piacere l' uomo. Dà risalto anche alla volontà dell' uomo di voler bene, non solo nel non farlo, esortando di aver paura dell' odio, dell' invidia liberandosi così da ogni vizio. Questo saper vivere nel giusto mezzo implica il saper equilibrare i piaceri e i doveri della vita, cosa che un filosofo è tenuto a sapere.
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