Giovanni Aliprandi
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Giovanni Aliprandi (?-1426), conte palatino dell'Impero, abitava in Milano, nella parrocchia di San Simpliciano.
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[modifica] Storia
La sua prima comparsa nella vita pubblica è del 1386, quando venne eletto Decurione del Consiglio, per il Sestriere di porta Comacina. Qualche anno dopo il duca di Milano lo volle tra i suoi consiglieri. Ma ebbe ruoli politici e militari anche fuori Milano.
Nel 1403 lo troviamo a Piacenza dove il Comune lo incaricò di sostenere presso il duca Gian Galeazzo Visconti la richiesta di poter costituire quattro squadre per la difesa della città, e di consentire che la potente famiglia degli Auguissola ne venisse cacciata.
Nel 1412, venne nominato Podestà e Capitano delle Armi di Bologna.
Quando suo cognato Estore Visconti,fratello di Valentina, venne proclamato Signore di Milano, Giovanni Aliprandi se nè tornò in patria. Dopo che Filippo Maria Visconti occupò militarmente la città di Milano, Estore Visconti, la sorella Valentina, il marito Giovanni e i loro alleati si portarono a Monza. Qui la resistenza fu tenacissima fino a quando, mancando i viveri alla città, Valentina Visconti acconsentì a capitolare nelle mani del capitano ducale che dirigeva l'assedio, Francesco Bussone, detto il Carmagnola.
Per oltre un decennio, di Giovanni Aliprandi, della moglie, e dei figli non si sa più nulla. Li troviamo a Treviso nel 1425, e non è chiaro per quali motivi.
Fatto sta che nella città risiedeva anche il Conte di Carmagnola, che dal servizio del Duca di Milano era passato nei territori della Repubblica Veneta, offrendo a questa i suoi servigi.
Dai documenti venuti alla luce nel 1800, dopo la fine della Repubblica di Venezia, e da quelli dell'Archivio Visconteo, pubblicati dall'Oslo, risulta chiaramente che Giovanni Aliprandi ordì una congiura per uccidere il Conte di Carmagnola, nella speranza di poter convincere in tal modo il Duca suo cugino a togliere il bando che aveva colpita la sua famiglia. Scoperta la congiura Giovanni Aliprandi venne arrestato e decapitato nel 1426.
[modifica] Bibliografia
- Aliprando Fanzago degli Aliprandi, "I conti di Bergamo ed i discendenti Aliprandi, Rosmini, Fanzago e Fanzago-Cartolari", pag.179-182
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
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